In valle Bognanco, abbiamo incontrato Maria Bonfadini di 87 anni e scambiato due parole...

«Vivo da sola qui a Messasca - dice Maria - poi sorridendo imbarazzata si rimprovera - Noo, cosa dico. Qui vicino a me abitano Fiorenzo e Barbara con i loro quattro figli; una bellissima famiglia e più sopra c’è anche Rosanna con il suo compagno. Quindi, siamo in quattro, due sei e io sette».

I conti tornano, ma perché Vi è scappato quel: “Vivo da sola…”?
«Eh… perché non vado mai in giro, sto sempre a casa…».

Fra qualche giorno è la festa della donna. Programmi?
«Nessuno. Come sempre, sarò a casa. L’unica volta che mi son lasciata trascinare è stato negli anni ottanta quando, con altre, sono andata in pizzeria su alle Fonti».

E non Vi è piaciuto?
«Sì, certo, però non ci sono più andata, ma per favore, non mi dia del “Voi”. Diamoci del “Tu”».

Va bene. Reciproco però. Quindi anche quest’anno per l’8 marzo resterai a casa, ma da donna quasi novantenne, vuoi dare un messaggio ad una giovane donna di oggi?
«Cosa vuole che Le dica…».
Ah! La interrompo. Del Tu abbiamo detto.
«A si scusa. Del Tu. Cosa vuoi che ti dica….Le donne di oggi, sono più fortunate e non voglio certo augurare loro di passare quel che abbiamo vissuto noi…».

E cosa vuoi augurare?
«Di avere dei genitori che le insegnino l’educazione ed il rispetto per gli altri e per la “roba” d’altri. Crescere aiutando in casa e se ha la fortuna di poter andare all’università, di studiare e di formarsi una famiglia. E da mamma, le auguro di poter continuare a lavorare, anche con un bambino piccolo, perché ho sentito dire che non basta più un solo stipendio. Occorre lavorare in due».

Ed i tuoi genitori, come hanno fatto?
«Mia mamma Arcangela, è rimasta vedova a 43 anni ed ha dovuto inventarsi uomo per sopravvivere ed anch’io penso di essermi temprata seguendo la sua forza. Ricordo quando, mio papà venne ricoverato in ospedale per quella maledetta silicosi, presa nella miniera di Pestarena in valle Anzasca e mia mamma dovette andare da lui, lasciandomi sola a casa. Abitavamo a Pioi, avevo sette anni e non so come, ma riuscii ad affrontare una brutale e violenta irruzione in casa da parte di un gruppetto di chiassosi partigiani che, spalancato la porta di casa, chiedevano ad alta voce dove fosse mio padre… dove fosse mia madre… dove fossero i miei fratelli… ed io in piedi a rispondere che non c’era nessuno in casa, che ero figlia unica e che ero lì da sola. Non ci credevano, ma dopo un po’ dovettero convincersi ed andare via, senza farmi del male e senza rubare nulla».

Tosta la Maria… anche da piccola.

«Eh…Sai quella canzone?…Sebben che siamo donne, paura non abbiamo…».

 

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO 

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